Epigram 9.4

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Codex Palatinus 23 p. 358

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ἡ πάρος ἐν δρυμοῖσι νόθης ζείδωρος ὀπώρης
ἀχράς, θηροβότου πρέμνον ἐρημοσύνης,
ὀθνείοις ὄζοισι μετέμφυτος, ἥμερα θάλλω,
οὐκ ἐμὸν ἡμετέροις κλωσὶ φέρουσα βάρος.

πολλή σοι, φυτοεργέ, πόνου χάρις: εἵνεκα σεῖο
ἀχρὰς ἐν εὐκάρποις δένδρεσιν ἐγγράφομαι.

— Paton edition

Io, pero incolto nella foresta, abitante del luogo selvaggio dove le bestie si cibano, una
volta facendo una moltitudine di frutti illegittimi, ho avuto su di me l’innesto esterno e ora
fiorisco non più in modo selvaggio bensì sono carico di colture che non sono più le mie
naturali. Giardiniere, ti sono profondamente grato per i tuoi sforzi. Devo a te il fatto che ora
sono tra i fecondi alberi da frutto

— Cagnazzi

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Scholium

Scholium 9.4.1

Comments

#1

I can read some irony from this epigram, although the pear tree now bears sweet fruit, but it has lost its freedom, can no longer provide shelter for the beast

#2

我从这篇中读到了一些讽刺,尽管现在这棵梨树能结出香甜的果实,但是它失去了自由,无法再为野兽提供庇护

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