Epigram 9.20

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Codex Palatinus 23, p. 361

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ὁ πρὶν ἐπ᾽ Ἀλφειῷ στεφανηφόρος, ὦνερ, ὁ τὸ πρὶν
δισσάκι κηρυχθεὶς Κασταλίης παρ᾽ ὕδωρ,
ὁ πρὶν ἐγὼ Νεμέῃ βεβοημένος, ὁ πρὶν ἐπ᾽ Ἰσθμῷ
πῶλος, ὁ πρὶν πτηνοῖς ἶσα δραμὼν ἀνέμοις,

νῦν ὅτε γηραιός, γυροδρόμον ἠνίδε πέτρον
δινεύω, στεφέων ὕβρις, ἐλαυνόμενος.

— Paton edition

O uomo, un tempo nell’Alfeo io fui incoronato, un tempo fui proclamato vincitore due volte presso la fonte Castalia, un tempo fui dichiarato vincitore a Nemea, un tempo presso l’Istmo di Corinto; io puledro, mi muovevo rapidamente come i volatili venti, vedi, ora, quando da vecchio sposto il macigno che gira attorno, onorando la violenza, sono cacciato.

— Cagnazzi

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Comments

#1

虎落平阳被犬欺

#2

The latest unperson in the latest looming scandal.

#3

Nell’epigramma 9.20 l’autore sottolinea come, con l’avanzare dell’età, le azioni dell’uomo vengano sempre più denigrate al punto tale da provocare la cacciata dello stesso anziano dalla città, a causa delle sue turpi provocazioni. In questo modo, la luce posta sulla vecchiaia ne evidenzia gli aspetti più crudi, al fine di elogiare, dall’altro lato, la giovinezza. Nella produzione scritta e orale sin dall’inizio dei tempi molti autori hanno assunto la stessa visione negativa nei confronti della vecchiaia: tra loro c’è Isidoro di Siviglia. Il teologo definì alcuni τόποι, luoghi comuni con un lascito proverbiale, tra cui quello secondo cui “i vecchi sono come i bambini”. Con questa affermazione, Isidoro di Siviglia volle riflettere sui lati devastanti della vecchiaia, da lui percepita come una vera e propria malattia, in grado di avvilire l’uomo e fisicamente e mentalmente.

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