Epigram 9.18

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Codex Palatinus 23, p. 360

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ἐκ κυνὸς εἷλε κύων με. τί τὸ ξένον; εἰς ἐμὲ θῆρες
ὑγροὶ καὶ πεζοὶ θυμὸν ἔχουσιν ἕνα.
αἰθέρα λοιπὸν ἔχοιτε, λαγοί, βατόν. ἀλλὰ φοβοῦμαι,
οὐρανέ: καὶ σὺ φέρεις ἀστερόεντα κύνα.

— Paton edition

Cane da cane mi afferrò. Che strano? Verso di me le belve pedestri e acquatiche hanno un antico ardire. Lepri, il cielo restante sia per voi praticabile. Spesso ho paura, o Cielo! E anche tu sopporti tra le stelle un cane.

— Cagnazzi

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Comments

#1

很多的史诗里,都会描写这样类似的自然的规律。还隐含着作者悲天悯人的情绪在里面

#2

Many epigrams depict such a similar natural law. There is also an implicit sentiment in the author's compassion

#3

L’autore dimostra un’insofferenza verso i cani e si rivolge al cielo menzionando che anch'esso deve sopportare la presenza di un cane tra le stelle. Questo animale si individua nella costellazione del Cane Maggiore e Minore che anche nel cielo sembrano rispettare la leggenda da cui derivano, seguendo il pastore Orione. Quest’ultimo possiede una costellazione.

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