Epigram 9.14

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Codex Palatinus 23, p. 360

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αἰγιαλοῦ τενάγεσσιν ὑποπλώοντα λαθραίῃ
εἰρεσίῃ Φαίδων εἴσιδε πουλυπόδην
μάρψας δ᾽ ὠκὺς ἔριψεν ἐπὶ χθόνα, πρὶν περὶ χεῖρας
πλέξασθαι βρύγδην ὀκτατόνους ἕλικας:

δισκευθεὶς δ᾽ ἐπὶ θάμνον ἐς οἰκία δειλὰ λαγωοῦ,
εἰληδὸν ταχινοῦ πτωκὸς ἔδησε πόδας:
εἷλε δ᾽ ἁλούς: σὺ δ᾽ ἄελπτον ἔχεις γέρας ἀμφοτέρωθεν
ἄγρης χερσαίης, πρέσβυ, καὶ εἰναλίης,

— Paton edition

Mentre Fedone navigava nelle acque basse del litorale con il remeggio segreto, proprio lì, afferrò rapido un polpo e lo gettò per terra, prima che gli otto tentacoli si attorcigliassero tenacemente intorno alle mani. Dopo essersi gettato su un cespuglio nella misera tana di una lepre e, avvolgendosi veloce e pauroso, si legò alle zampe e bloccò le prede: tu, vecchio, hai un dono inatteso in entrambe le virtù, della caccia di terra e di mare.

— Cagnazzi

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#1

各种意向组成的绝望画面

#2

Nota 1

Sebbene il polpo sia un animale molto pericoloso per i suoi tentacoli, in questo epigramma viene catturato da un uomo; vedi epigramma IX,10 dove il polpo è preda di un’aquila.

Nota 2

Nell’immaginario collettivo il polpo è simbolo di astuzia e viene associato molto spesso a Odisseo (“Il mondo di Omero”- P. Vidal Naquet)

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