{"url":"https://anthologiagraeca.org/api/descriptions/1038/?format=json","language":{"code":"ita","iso_name":"Italian","url":"https://anthologiagraeca.org/api/languages/ita/?format=json"},"created_at":"2021-09-07T13:53:31.510603Z","updated_at":"2021-09-07T13:53:31.510612Z","description":"Nell’epigramma 9.20 l’autore sottolinea come, con l’avanzare dell’età, le azioni dell’uomo vengano sempre più denigrate al punto tale da provocare la cacciata dello stesso anziano dalla città, a causa delle sue turpi provocazioni. In questo modo, la luce posta sulla vecchiaia ne evidenzia gli aspetti più crudi, al fine di elogiare, dall’altro lato, la giovinezza. Nella produzione scritta e orale sin dall’inizio dei tempi molti autori hanno assunto la stessa visione negativa nei confronti della vecchiaia: tra loro c’è Isidoro di Siviglia. Il teologo definì alcuni τόποι, luoghi comuni con un lascito proverbiale, tra cui quello secondo cui “i vecchi sono come i bambini”. Con questa affermazione, Isidoro di Siviglia volle riflettere sui lati devastanti della vecchiaia, da lui percepita come una vera e propria malattia, in grado di avvilire l’uomo e fisicamente e mentalmente."}