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<root><count>1599</count><next>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/?page=2</next><results><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/1/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># alloro

 Il "lauro" &#232; spesso citato nel Canzoniere di Petrarca. Nell'opera, infatti, Laura, (anche il gioco omofonico che il poeta realizza &#232; funzionale a questa metafora), la donna amata dall'io lirico, viene in parte assimilata a questo arbusto. Riprendendo le immagini della mitologia greca (in particolare il mito di Dafne e Apollo), l'alloro &#232; simbolo di rifiuto e inaccessibilit&#224;, caratteristiche di Laura. Il "lauro" &#232; anche per&#242; pianta sacra al Dio Apollo e simbolo di sapienza e gloria (nell'antichit&#224; i poeti ottenevano l'onorificenza poetica attraverso una corona di alloro posta sopra la fronte, divenendo "laureati"). </content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>29</unique_id><created_at>2018-03-05T08:21:53Z</created_at><updated_at>2018-03-13T09:59:04Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/2/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># mirto

 La pianta del mirto &#232; sempre stata associata a divinit&#224; femminili come Astarte (divinit&#224; Babilonese) e Afrodite che, secondo il mito, non appena emerse dalla spuma del mare si nascose dietro un cespuglio di mirto ed utilizz&#242; i suoi rami per coprirsi le parti intime. Ad ogni modo questa stretta relazione con la femminilit&#224; fa del mirto una pianta legata alla fecondit&#224;, alla gioia della vita e dell&#8217;amore, alla rinascita e alla pace e a tutta quella simbologia vitale e positiva che port&#242; i Romani ad abbellire i loro giardini con questo arbusto nella convinzione che all&#8217;interno del suo tronco e dei suoi rami scorresse la gioia. Secondo Plinio il Vecchio (I sec d.C) il mirto veniva usato per abbellire i giardini pubblici dell&#8217;Impero proprio perch&#233; era in grado di propiziare una vita gioiosa ai cittadini ed offrire una benefica energia di pace. Roma, comunque, era considerata &#8220;la citt&#224; del mirto&#8221; da un tempo ben pi&#249; remoto perch&#233; questo arbusto cresceva sul suo terreno ancor prima che essa venisse fondata.
Al contempo il mirto, pur essendo simbolo di vita, gioia e amore, era anche considerato una pianta tipica del Regno degli Inferi perch&#233; folti boschetti di mirto crescevano nell&#8217;Ade e perch&#233; si narra che Dioniso don&#242; al re degli Inferi piante di mirto per riavere indietro la madre Selene. Ecco come il mirto accompagna la storia dell&#8217;uomo dalla nascita alla morte simboleggiando la vita nell&#8217;aldil&#224; e lo spirito di rinascita, la luce e le tenebre allo stesso tempo.
Questa pianta &#232; associata a Callimaco per la sua voglia di provare sempre generi nuovi con uno stile vivace ed espressivo.
</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>30</unique_id><created_at>2018-03-05T08:32:59Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:01:46Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/3/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># menta

 Secondo la leggenda, la menta prende il nome dalla ninfa Minthe o Myntha, amata da Ade (Dio degli Inferi), che venne trasformata in pianta da Persefone, moglie di Ade. Menta o Myntha, era una ninfa degli inferi nella mitologia greca.
Minta era una bellissima ninfa partorita nel fiume infernale Cocito, affluente dell'Acheronte e viveva nel regno infernale comandato da Ade, di cui era la concubina. Persefone, gelosa del marito, si dispiacque dell'unione e si infuri&#242; quando Minta profer&#236; contro di lei minacce spaventose e sottilmente allusive alle proprie arti erotiche. Persefone, sdegnata, la fece a pezzi: Ade le consent&#236; di trasformarsi in erba profumata, la menta, ma Demetra la condann&#242; alla sterilit&#224;, impedendole di produrre frutti.
Ade aveva un tempio ai piedi del monte Menta (o Minthe), in Elide.
Un'altra versione del mito, citata anche da Ovidio nelle sue Metamorfosi, suggerisce che fu Persefone stessa a trasformare Minta in pianta, scegliendo una forma insignificante che non destasse attenzione n&#233; potesse essere paragonata ad altre piante per bellezza o utilit&#224;.
Un'altra versione ancora racconta che Zeus (o Zeus Katactonio, cio&#232; Ade stesso), innamoratosi di Minta, ebbe da lei un rifiuto in seguito ad una proposta. Sdegnato del comportamento, la tramut&#242; in una pianta fredda cos&#236; come la bella ninfa era stata con lui.
Dalle Metamorfosi di Ovidio, libro X
Se a te fu permesso,
Persefone, di trasformare il corpo di una donna in una pianta
di menta profumata, perch&#233; mi si dovrebbe rimproverare,
se muto l'eroico figlio di C&#236;nira?"
</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>31</unique_id><created_at>2018-03-05T08:48:55Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:01:12Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/4/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># giunco

 giunco. - Nel proemio del Purgatorio il giunco schietto (I 95) che, per invito di Catone, Virgilio deve svellere per ricingerne D., esprime, come gi&#224; vide Pietro, il simbolo dell'umilt&#224;; il g. per la sua flessibilit&#224; &#232; l'unica pianta che pu&#242; vivere sull'orlo della spiaggia in quanto si piega alle percosse delle onde, cos&#236; come l'anima ricolma di umilt&#224; si piega a " subire le pene espiatorie " : 
(vv.94-105)
&#8226; Va dunque, e fa che tu costui ricinghe
&#8226; d&#8217;un giunco schietto e che li lavi &#8216;l viso,
&#8226; s&#236; ch&#8217;ogne sucidume quindi stinghe;
&#8226; ch&#233; non si converria, l&#8217;occhio sorpriso
&#8226; d&#8217;alcuna nebbia, andar dinanzi al primo
&#8226; ministro, ch&#8217;&#232; di quei di paradiso.
&#8226; Questa isoletta intorno ad imo ad imo,
&#8226; l&#224; gi&#249; col&#224; dove la batte l&#8217;onda,
&#8226; porta di giunchi sovra &#8216;l molle limo;
&#8226; null&#8217;altra pianta che facesse fronda
&#8226; o indurasse, vi puote aver vita,
&#8226; per&#242; ch&#8217;a le percosse non seconda.
</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>32</unique_id><created_at>2018-03-05T09:01:32Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:00:11Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/5/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># melograno

 &#171; [...]
il verde melograno
da' bei vermigli fior &#187;
 (Giosu&#233; Carducci, Rime nuove, Libro III, Pianto antico)

&#8220;fiori di melograno di Menecrate&#8221; (Ant.Pal.)
Menecrate (Siracusa, ... &#8211; ...) &#232; stato un medico greco antico.
Vissuto nel IV secolo a.C., fu medico di corte di Filippo II di Macedonia. &#200; noto per la sua folle vanagloria. A quanto racconta Ateneo, costringeva i suoi pazienti afflitti da malattie gravi a stipulare un contratto con cui si impegnavano a divenire suoi schiavi se fosse riuscito a guarirli. Dava nomi di divinit&#224; agli schiavi che si procurava in tal modo, facendo chiamare se stesso Zeus.
Avrebbe scritto lettere al re Filippo e ad Archidamo III, re di Sparta vantandosi di essere superiore a loro, poich&#233; mentre i re potevano solo decidere la morte dei loro sudditi, egli poteva dare la vita.
Ateneo racconta che il re Filippo, per punire la sua presunzione, organizz&#242; un banchetto nel quale a tutti erano offerti cibi squisiti, tranne a Menecrate, al quale, come se fosse realmente un dio, aveva riservato solo fumi d'incenso e libagioni.
 Il melograno viene utilizzato come decotto, ha propriet&#224; tenifughe, astringenti, e sedativo nelle dissenterie, quindi probabilmente nella corona di Meleagro, si vuole far riferimento alla punizione che Menecrate deve subire.
</content><language>ita</language></description><description><content># melograno

 Il melograno rimanda al mito di Persefone, figlia di Demetra. Narra di Ade che rapisce la giovane e bella dea, la fa sua e la porta nel suo regno degli Inferi. La madre Demetra, dea delle messi e della fecondit&#224;, si vendica e rende la terra infeconda fino a quando non le sar&#224; restituita la figlia. Zeus &#232; costretto a correre ai ripari ed invia Ermes da Ade imponendogli la restituzione della fanciulla. Il re degli Inferi acconsente, per&#242; fa mangiare a Persefone un dolce chicco di melograno. Cos&#236; facendo Persefone segna il suo destino per sempre. passer&#224; due terzi di ogni anno con la madre sulla terra ed un terzo con il marito nell'Ade. Potenza del melograno, che &#232; simbolo di fecondit&#224;, sacro ad Afrodite, pianta che fa morire, ma anche rinascere.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>33</unique_id><created_at>2018-03-05T09:48:10Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:01:03Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/6/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># mirra

 l termine viene dal latino murra o myrrha, quest'ultimo a sua volta derivato dal greco, che a sua volta lo ha preso dall'ebraico mor (&#1502;&#1493;&#1512;) utilizzato nella Bibbia per indicare questa resina.
La storia della mirra &#232; parallela a quella dell'incenso: era gi&#224; conosciuta nell'antico Egitto, dove costituiva uno dei componenti del kyphi ed era utilizzata nell'imbalsamazione.
Nella Bibbia &#232; uno dei principali componenti dell'olio santo per le unzioni, ma anche un profumo, citato sette volte nel Cantico dei Cantici. Nel Vangelo secondo Matteo &#232; uno dei doni portati dai magi al bambino Ges&#249;, e in quello di Marco(15:23) era stata mescolata a vino ed offerta a Ges&#249; prima della crocifissione. Secondo la tradizione simboleggia l'unzione di Cristo, o l'espiazione dei peccati tramite la sofferenza e la morte corporale.
Nella Grecia antica la mirra era ampiamente utilizzata, fino a mescolarla con il vino e un episodio mitologico narra della sua origine, legandola a Mirra figlia del re di Cipro e madre di Adone. La mitologia classica ricorda poi la figura di Ati, il bellissimo semidio indiano dai capelli impomatati di mirra.
Questo mito &#232; stato ripreso dal drammaturgo Alfieri, da Catullo e da Ovidio.
Catullo :
"Zmyrna mei Cinnae nonam post denique messem 
quam coepta est nonamque edita post hiemem, 
milia cum interea quingenta Hortensius uno 
5 Zmyrna cavas Satrachi penitus mittetur ad undas,
 Zmyrnam cana diu saecula pervolvent. 
at Volusi annales Paduam morientur
 ad ipsam et laxas scombris saepe dabunt tunicas.
 parva mei mihi sint cordi monumenta : 
10 at populus tumido gaudeat Antimacho."
Alfieri :
"MIRRA &#8211; Ah! non &#232; vile;&#8230; &#232; iniqua
la mia fiamma; n&#233; mai&#8230;
CINIRO &#8211; Che parli? iniqua,
ove primiero il genitor tuo stesso
non la condanna, ella non fia: la svela.
MIRRA- Raccapricciar d&#8217;orror vedresti il padre,
se la sapesse&#8230; Ciniro&#8230;
CINIRO &#8211; Che ascolto!
MIRRA &#8211; Che dico?&#8230; ahi lassa!&#8230; non so quel ch&#8217;io dica&#8230;
Non provo amor&#8230; Non creder, no&#8230; Deh! lascia,
te ne scongiuro per l&#8217;ultima volta,
lasciami il pi&#232; ritrarre.
CINIRO &#8211; Ingrata: omai
col disperarmi co&#8217; tuoi modi, e farti
del mio dolore gioco, omai per sempre
perduto hai tu l&#8217;amor del padre."
Ovidio metamorfosi, libro X :
"Non sapendo cosa augurarsi, dibattuta tra la paura della morte e la nausea della vita, formulo&#8217; questa preghiera: o numi, se qualcuno di voi ascolta chi si confessa colpevole, io ho meritato un terribile supplizio e non lo rifiuto. Ma perch&#233; sopravvivendo non contamini i vivi o morendo i morti, scacciatemi da entrambi i regni e trasformatemi, negandomi la vita e la morte.&#8221;
</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>34</unique_id><created_at>2018-03-05T09:51:32Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:01:35Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/7/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># occhio girevole di bue

 la poesia di Antagora di Rodi &#232; paragonata da Meleagro ad un occhio di bue. Con questa espressione, Meleagro vuole designare il &#946;&#959;&#965;&#966;&#952;&#945;&#955;&#956;&#972;&#962; che deve il suo nome alla forma della sua corolla somigliante ad un occhio bovino. Dalla descrizione che ne fanno Galeno, Ezio, Plinio il Vecchio ed altri, possiamo comprendere che il &#946;&#959;&#965;&#966;&#952;&#945;&#955;&#956;&#972;&#962;  designava una sorta di grande margherita di colore giallo oro dal profumo intenso e gradevole.
L&#8217; attributo del fiore &#949;&#8020;&#963;&#964;&#961;&#959;&#966;&#959;&#957;  non &#232; nuovo. Infatti fu gi&#224; utilizzato da Euripide con il significato di &#8220; facile ad avvolgersi, svelto&#8221;, da Platone nel Crizia per definire l&#8217;uomo un animale &#8220;dolcissimo&#8221;.
</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>35</unique_id><created_at>2018-03-05T10:34:51Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:02:41Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/8/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># fiordalisi

 Fabrizio de Andr&#232;, la canzone di Marinella: furono baci, furon sorrisi e poi furono soltanto i fiordalisi.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>36</unique_id><created_at>2018-03-05T10:35:42Z</created_at><updated_at>2018-03-13T09:59:36Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/9/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.2/</passage></passages><descriptions><description><content># rose

 Fabrizio De Andr&#232;, bocca di rosa: https://www.youtube.com/watch?v=JrFjFOjxYyA
Fabrizio De Andr&#232;, la canzone dell'amore perduto: "ma come fan presto amore ad appassir le rose, cos&#236; per noi (https://www.youtube.com/watch?v=1NXzQmgIqZ4)</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>37</unique_id><created_at>2018-03-05T10:37:32Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:03:50Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/10/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># vite

 La vite &#232; legata al poeta Simonide di Ceo, il quale scrisse:
"Non sempre il vino nuovo fa dimenticare ci&#242; che la vite ci don&#242; l'anno prima"</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>39</unique_id><created_at>2018-03-05T10:40:56Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:04:46Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/11/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># narciso

 Pasolini : io ti ricordo Narciso,avevi il colore della sera quando le campane suonano a modo&#8221;
Narciso- Melanippide : egli scrive un ditirambo che narra della storia di Persefone attratta da Ade grazie a un narciso.
</content><language>ita</language></description><description><content># narciso

 Il mito di Narciso &#232; sicuramente il pi&#249; conosciuto della mitologia greca. Talmente famoso da diventare una parola di uso comune per indicare una specifica caratteristica dell&#8217;uomo: l&#8217;amore smisurato per se stessi. Il mito di Narciso, infatti, narra la storia di un giovane bellissimo che perde la vita perch&#233; si innamora perdutamente del suo riflesso. Esistono molte versioni del mito, tuttavia la fonte pi&#249; autorevole &#232; Ovidio con le sue Metamorfosi. Narciso &#232; il figlio di Cefiso, una divinit&#224; fluviale, e di Liriope, una ninfa. La madre era per&#242; molto preoccupata perch&#233; aveva dato alla luce questo bambino bellissimo. Si rec&#242; cos&#236; dall&#8217;oracolo Tiresia, che le consigli&#242; di non fargli mai conoscere se stesso. Il bambino crebbe e divenne un adolescente bellissimo, del quale tutti si innamoravano. Narciso, per&#242;, respingeva tutti, forse per orgoglio o per forte personalit&#224;. Un giorno Eco, una ninfa che non poteva parlare perch&#233; punita da Giunone, si innamor&#242; follemente di lui. Ella, per&#242;, non poteva dichiararsi in quanto con la sua voce poteva soltanto fare eco a quella di Narciso, che la rifiut&#242; bruscamente. La fanciulla cos&#236; trascorse il resto della sua esistenza a vagare nelle valli, fino a diventare soltanto una voce.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>40</unique_id><created_at>2018-03-05T10:42:49Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:02:01Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/12/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># miele

 Esso &#232; legato alla figura di Anacreonte, il quale era dolce ed edonista</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>41</unique_id><created_at>2018-03-05T10:46:22Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:01:21Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/13/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># viole

 Fabrizio De Andr&#232;, canzone dell'amore perduto: 
Ricordi sbocciavan le viole 
con le nostre parole 
"Non ci lasceremo mai, mai e poi mai"
(https://www.youtube.com/watch?v=sxM8V6PmqjY)
Rino Gaetano, sfiorivano le viole: 
https://www.youtube.com/watch?v=qxSawAkTTDc</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>42</unique_id><created_at>2018-03-05T10:47:10Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:04:36Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/14/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># maggiorana

 Un antico trattato cos&#236; ce ne parla: &#8220;E&#8217; forse per la piacevolezza del suo odore che la maggiorana &#232; pianta tanto grata alle donne, che non ve n&#8217;&#232; quasi alcuna che non la pianti e curi con diligenza negli orti o in vasi&#8230; Il succo distillato della maggiorana, introdotto nell&#8217;orecchio in piccola quantit&#224;, ne elimina i dolori nonch&#233; i sibili fastidiosi e giova per la sordit&#224;; aspirato per il naso toglie dalla testa l&#8217;umor flemmatico, purifica e conforta il cervello&#8221;. (simbolo di felicit&#224;)
Riano e la maggiorana: (fine III sec. a.C.)
A testimonianza dell'attivit&#224; pienamente alessandrina di Riano, nell'Antologia Palatina sono raccolti undici dei suoi epigrammi, caratterizzati da una certa vivacit&#224; e eleganza.
Polistrato e la maggiorana: (III sec.a.C.)
Egli era un filosofo greco epicureo.
Inoltre questa pianta fu ripresa da Catullo,Lucrezio, Virgilio, Gellio, Servio, Isidoro di Siviglia, Ippocrate, Teofrasto, Pausania.
</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>43</unique_id><created_at>2018-03-05T10:48:51Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:00:42Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/15/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># gigli

 il giglio &#232; un fiore simbolo di fierezza, purezza e nobilt&#224; d'animo, ecco perch&#232; &#232; legato alla figura di Anite. Poetessa epigrammatica vissuta probabilmente sul finire del sec. IV a. C.  Di lei rimangono ventuno epigrammi, pieni tutti di vivo senso d'arte e di una profonda dolcezza d'affetti. Meleagro ne raccolse i gigli nella sua Corona; Antipatro di Tessalonica la pone fra le nove muse terrene (Anth. Pal., IX, 26).  </content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>44</unique_id><created_at>2018-03-05T11:10:22Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:00:02Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/16/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># zafferano

 lo zafferano &#232; simbolo di benessere, ricchezza e felicit&#224;. Esso &#232; legato alla figura di Erinna, poetessa molto famosa, pari a Saffo, i cui versi - molto famosi -sono caratterizzati da estrema dolcezza.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>45</unique_id><created_at>2018-03-05T11:18:45Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:04:57Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/17/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># pioppo

 Nella mitologia greca una leggenda narra di Eracle il quale, di ritorno dal Monte tartaro, si intrecci&#242; una corona fatta di foglie di Pioppo sulla testa. Fu cos&#236; che le foglie che si trovavano all&#8217;esterno della corona si tinsero di scuro come gli inferi. Quelle pi&#249; vicine al capo dell&#8217;eroe che aveva trionfato sulla morte, invece, si tinsero di bianco. Questa antica leggenda spiegherebbe perch&#233; le foglie di Pioppo appaiono sulla pagina superiore di color verde scuro mentre in quella inferiore di coloro verde chiaro, quasi bianco. Questa particolarit&#224;, sempre secondo i miti greci, fa del Pioppo il simbolo del confine fra la terra e il regno degli inferi.
Proprio per questo motivo, quest&#8217;albero rappresenta, nel calendario celtico l&#8217;equinozio d&#8217;autunno. Questo demarca il passaggio del Sole dalla parte settentrionale a quella meridionale dello zodiaco, ovvero agli inferi della stagione invernale. Sempre secondo il calendario arboreo celtico il Pioppo rappresenta uno dei segni dello zodiaco. </content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>46</unique_id><created_at>2018-03-05T11:37:38Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:03:14Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/18/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># ramo d'oro

 Il ramo d&#8217;oro appare nell&#8217;Eneide virgiliana simbolo di immortalit&#224; (o per meglio dire di immunit&#224; alla morte) ma al contempo una dignit&#224; superiore che si possiede ab aeterno o viene concessa una volta e per sempre. 
 &#8220;Ma non prima &#232; concesso scendere sotto la terra che si sia colto dall&#8217;albero l&#8217;auricomo ramo. Questo dono a lei sacro Proserpina bella fiss&#242; che le si porti: e rotto il primo, ne spunta un secondo, d&#8217;oro, d&#8217;ugual metallo frondeggia un nuovo virgulto.
Tu cerca nel folto con gli occhi, e ritualmente, trovatolo, strappalo via, con la mano: da solo verr&#224;, sar&#224; facile se i fati ti chiamano; se no, n&#233; con forza nessuna, n&#233; con il duro ferro piegarlo o stroncarlo potrai&#8221;.
</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>47</unique_id><created_at>2018-03-06T08:14:03Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:03:42Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/19/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># Saffo

 Saffo fu una poetessa greca vissuta tra il VII e il VI secolo a.C., nata ad Ereso, nell'isola di Lesbo.
&#8220;Come i pastori sui monti calpestano il giacinto e il fiore purpureo a terra giace.&#8221; -fr. 105c 
Questa &#232; una similitudine drammatica, il fiore calpestato dai pastori , un&#8217; immagine dolorosa della donna calpestata , umiliata, violentata, che giace a terra tra l&#8217;indifferenza di tutti. Saffo, secondo la leggenda, ha subito l&#8217;umiliazione di essere rifiutata da Faone, l&#8217;uomo di cui era follemente innamorata. Il topos del fiore strappato e calpestato &#232; ancora oggi rappresentativo della violenza contro le donne
Come Meleagro, anche Saffo, in una delle sue poesie, descrive una ghirlanda di fiori sul capo della sua amata:
"Quando di corone di viole
e di rose e di croco, accanto a me
ti cingevi il capo gentile,
e mettevi intorno al collo
ghirlande intrecciate di fiori."

</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>48</unique_id><created_at>2018-03-06T08:21:00Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:04:00Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/20/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># edera

 L'edera &#232; una pianta,secondo le usanze greche, sacra a Dioniso. Spesso le &#232; stato attribuito un significato connotativo in contrapposizione a quello del vino, anch'esso riferito al dio dell'ebrezza. Infatti questo significato alternativo della pianta &#232; legato al fatto che Dioniso rappresentava nell'antichit&#224; anche l'innocenza e innocuit&#224;. Inoltre Dioniso era considerato il dio del trasporto amoroso, inteso come coinvolgimento passionale.
EDERA-LEONIDA: Leonida fu il re di Sparta tra il 490 e il 480 a.c. La sua immagine &#232; legata alla battaglia delle Termopili. 
Probabilmente c'&#232; un collegamento tra questo comandante e l'edera. Infatti, dai racconti storici, sappiamo che Leonida decise di non abbandonare il campo di battaglia anche quando la sorte era visibilmente nefasta agli Spartani e la loro sconfitta gi&#224; segnata. Leonida quindi &#232; simbolo non solo di innocenza "d'animo" ma anche di comandante-modello: infatti proprio come l'edera avvolge il fusto che le fa da appoggio, cos&#236; egli aveva coinvolto tutto il popolo Spartano a combattere per la patria e a non mollare .   </content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>49</unique_id><created_at>2018-03-06T08:29:16Z</created_at><updated_at>2018-03-13T09:59:14Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/21/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># noce

 Nella ricca mitologia greca, il Noce, come il frutto che produce ha una grande rilevanza. &#200;, infatti, legata al dio Dioniso (Bacco per i Romani) e al suo amore per la principessa Caria. La leggenda narra che Dioniso, ospite presso Dione, re della Laconia, si invagh&#236; di Caria, una delle giovani figlie di Dione. Orfe e Lico, sorelle maggiori di Caria, invidiose delle attenzioni che Dioniso stava riservando per la loro sorella, avvertirono subitamente il padre. Dioniso, quindi, colmo di collera per questo fatto, dopo averle fatte impazzire le trasform&#242; in rocce.
Caria, disperata per la sorte riservata alle due amate sorelle, ne mor&#236; poco dopo. Dioniso, ancora innamorato di Caria, ebbe piet&#224; di lei trasformandola in un albero di Noce dandole la possibilit&#224; di produrre frutti fecondi.
Infatti, il noce &#232; simbolo di fecondit&#224; e fertilit&#224;.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>50</unique_id><created_at>2018-03-06T08:40:05Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:02:22Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/22/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># mela

 La mela &#232; simbolo di perfezione e bellezza. Nel simbolismo della mela, &#232; coinvolto il suo colore rosso, simbolo della bellezza fisica. 
Poich&#233;, la delicata forma circolare la ricollega alla donna, la mela diventa una caratteristica sessuale, con la sua forma simile al seno femminile (la mela di Paris nella mitologia greca "bellezza"). 
Paris doveva consegnare la mela d'oro a una fra le tre pi&#249; belle dee. 
Ciascuna delle dee, cercando di ottenerla, rispettivamente promise a Paris: Hera, il potere in Asia; Athena, la gloria militare e la vittoria; Afrodite, la pi&#249; bella tra i mortali, Elena, figlia di Zeus e Leda. 
Paris, senza pensarci due volte, assegn&#242; la mela ad Afrodite.  
A tal proposito, la mela pu&#242; essere interpretata come simbolo di espansione, desiderio terreno.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>52</unique_id><created_at>2018-03-06T08:45:19Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:00:52Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/24/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># giacinto

 Figlio del re di Sparta Amicla e di Diomeda o, secondo altri, di Ebalo oppure di Pierio re originario di Pella in Macedonia e Clio, fu un giovane principe. L'amore di Apollo nei suoi confronti era tanto grande che, pur di stare costantemente vicino al ragazzo, tralasciava tutte le sue principali attivit&#224; ed accompagnava l'inseparabile amante ovunque egli si recasse.

Un giorno i due iniziarono una gara di lancio del disco; Apollo lanci&#242; per primo ma il disco, deviato nella sua traiettoria da un colpo di vento alzato dal geloso Zefiro, fin&#236; col colpire alla tempia Giacinto, ferendolo cos&#236; a morte. Apollo cerc&#242; di salvare l'adolescente tanto amato adoperando ogni arte medica a sua conoscenza, ma non pot&#233; nulla contro il destino. Decise, a quel punto, di trasformare il bel ragazzo in un fiore dall'intenso colore, quello stesso del sangue che Giacinto aveva versato dalla ferita.
L'episodio &#232; narrato nel X libro delle Metamorfosi di Ovidio. Secondo il poeta latino furono invece le lacrime divine a colorare i petali del fiore appena creato, imprimendogli cos&#236; il segno imperituro del dolore provato; tale fiore mitologico &#232; stato identificato nel tempo con varie piante differenti, tra cui l'Iride, il Delphinium e la viola del pensiero.
GIACINTO-ALCEO:Alceo, nato da famiglia aristocratica, fu implicato, insieme ai suoi fratelli, Kikis e Antimenida, nelle controverse vicende di Mitilene. Proprio Kikis e Antimenida riuscirono, insieme a Pittaco, nel 612 a.C., a rimuovere il tiranno Melancro, della famiglia dei Cleanattidi, dando cos&#236; avvio a violenti scontri fra gli aristocratici e il popolo.
Quando, successivamente, M&#236;rsilo prese il potere, il giovane Alceo, che aveva ordito con altri di rovesciarne il governo, scoperta la congiura, fu costretto all'esilio nella citt&#224; di Pirra.
Probabilmente Meleagro collega Alceo al giacinto per sottolineare le sofferenze che egli ha dovuto sopportare, prima fra tutte l'esilio.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>54</unique_id><created_at>2018-03-12T07:53:36Z</created_at><updated_at>2018-03-13T09:59:53Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/25/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># pino

 Il pino &#232; simbolo di immortalit&#224; ed eternit&#224;. Quindi, dal momento che Mnasalce era un poeta del III sec. avversario di Euforione, probabilmente Meleagro voleva sottolineare il fatto che le sue opere sarebbero state immortali. 
Inoltre, nella Grecia antica i Pini erano consacrati a Rea, rappresentazione del tutto che racchiudeva le coppie di opposti. Di conseguenza, Mnasalce ed Euforione potrebbero rappresentare i due opposti. </content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>55</unique_id><created_at>2018-03-12T08:05:34Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:03:05Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/26/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># platano

 Dell&#8217;importanza del platano nel bacino del Mediterraneo &#232; data conferma, per esempio, dal toponimo Teheran che significa &#8220;luogo dove crescono i platani&#8221;. In tutto l&#8217;Oriente &#232; considerata una pianta sacra, simbolo di Dio e pertanto piantata vicino ai templi e alle fonti. 
In Grecia, il Platano era venerato come pianta sacra alla Madre Terra poich&#232; la forma delle foglie ricorda il palmo aperto di una mano che benedice. 
Questa pianta &#232; presente nel mito di Ercole, il quale narra di come uccise un mostro (l&#8217;Idra di Lerna, la seconda delle sette fatiche) proprio sotto un platano. 
Il platano fu scelto da Giove per festeggiare lo sposalizio con Giunone. Socrate impartiva le sue lezioni sotto un platano.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>56</unique_id><created_at>2018-03-12T08:23:59Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:03:34Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/27/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># licnide

 Se una fanciulla riceve un mazzetto di licnide, pu&#242; essere certa che l'uomo amato desidera dichiararle:" il mio amore &#232; grande". La tradizione vuole che le licnidi siano cadute dal corpo di Venere durante un bagno.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>57</unique_id><created_at>2018-03-12T10:46:00Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:00:35Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/28/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># pero

 La prima citazione del pero si trova nel poema epico di Omero (900 a.C.), quale uno dei &#8220;doni degli Dei&#8221; del giardino reale di Al-cinoo, re dei Feaci. Ippocrate di Kos (460-370 a.C. circa), famosissimo medico greco, in uno dei suoi molti libri scrive gi&#224; dell&#8217;impollinazione incrociata nei fruttiferi. Teofrasto, soprannome che in greco significherebbe &#8220;divino parlatore&#8221; (370-286 a.C.), considerato il pi&#249; grande botanico dell&#8217;antichit&#224;, fu discepolo di Aristotele e autore di una vasta produzione letteraria (circa 240 scritti, che spaziavano dalla morale alla politica, alla fisica, alla metafisica, alla logica, alla retorica, alla poetica, alla botanica e alla zoologia), di cui ben poco ci &#232; pervenuto: qualche centinaio di frammenti e tre opere complete, delle quali due trattano di botanica. Nell&#8217;Historia Plantarum egli classifica le piante in alberi, frutici, suffrutici ed erbe, classificando poi ulteriormente all&#8217;interno di questi grandi raggruppamenti per genere e specie, descrivendo le poche piante allora conosciute (circa 500) e riportando l&#8217;esistenza di numerose variet&#224; di pero coltivate e selvatiche.
Il pero &#232; simobolo della felicit&#224; dopo una gioiosa promessa.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>58</unique_id><created_at>2018-03-12T10:52:43Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:02:57Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/29/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># sedano

 Il sedano &#232; una pianta di origine mediterranea e conosciuta come medicinale fin dai tempi di Omero.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>59</unique_id><created_at>2018-03-13T07:30:12Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:04:10Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/30/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># paglia

 Questa pianta simboleggia il ciclo delle rinascite. Poich&#232; il cereale prima di nascere in primavera resta sepolto sotto terra, rappresenta l&#8217;analogia del passaggio dell&#8217;anima dall&#8217;ombra alla luce. Ed &#232; inoltre, il simbolo della fecondit&#224;. Infatti nella mitologia Greca, Demetra la dea dei cereali e delle messi, &#232; rappresentata con la fronte cinta da una corona di spighe.

Demetra era l&#8217;iniziatrice dei misteri di Eleusi, che erano divisi in grandi e piccoli. I piccoli misteri erano una preparazione ai grandi misteri e si celebravano presso Atene.

Il ciclo vita-morte evocato da questo cereale traspare, con ugual significato, anche nell&#8217;immagine di Osiride, dio egiziano dei cereali e della morte.

PAGLIA-BACCHILIDE: Bacchilide ( 520 o 518 a.C. &#8211; 451 o 450 a.C.) &#232; stato un poeta greco antico, del genere lirico, coetaneo di Pindaro, suo rivale in poesia.

Le prime menzioni di Bacchilide possono essere ritrovate in Callimaco (III secolo a.C.), che produsse alcuni scritti sulle opere di Bacchilide. Come Simonide e Pindaro, comunque, Bacchilide scrisse poesie per la classe elitaria, anche se la sua fama crebbe, probabilmente, soltanto sul finire della sua vita.
Secondo Plutarco, Bacchilide fu bandito dalla propria isola natale, Kea, e perci&#242; abit&#242; per un periodo nel Peloponneso, posto nel quale egli produsse i suoi lavori pi&#249; conosciuti.
Quindi probabilmente Bacchilide aveva composto opere e versi grazie ai quali la sua fama &#232; cresciuta cos&#236; come le piante del grano.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>60</unique_id><created_at>2018-03-13T07:43:03Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:02:50Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/31/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># ulivo

 Sia i popoli orientali che quelli europei hanno sempre considerato questa pianta un simbolo della pace. I greci antichi consideravano l&#8217;olivo una pianta sacra e la usavano per fare delle corone con cui cingevano gli atleti vincitori delle olimpiadi. A quel tempo la pianta non era ancora l&#8217;olivo coltivato ma il suo progenitore selvatico l&#8217;oleastro.

Secondo il mito ci pens&#242; Atena a trasformare la pianta selvatica in pianta coltivata e da quel momento essa divenne sacra alla Vergine Atena e di conseguenza divenne anche simbolo di castit&#224;.
ULIVO-ALESSANDRO MAGNO: Stando a Plutarco, Alessandro aveva tratti di violento e incauto temperamento; aveva una natura impulsiva, che sicuramente ha influito in alcune delle sue decisioni. Sebbene Alessandro fosse ostinato e non rispondesse bene agli ordini impartitigli da suo padre, egli era aperto al dibattito ben motivato. Aveva inoltre un lato pi&#249; tranquillo - logico, intuitivo e calcolatore.
Probabilmente questo accostamento &#232; determinato da una certa ironia con la quale Meleagro vuole ricordare tutte le imprese militari compiute da Alessandro che, nonostante le sue capacit&#224; di amalgamare le culture di tutti i popoli, ha agito con forza e prepotenza, incutendo timore ovunque.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>61</unique_id><created_at>2018-03-13T09:41:08Z</created_at><updated_at>2018-03-13T10:04:27Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/32/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># alcanna

 Antipatro di Sidone (170 a.C. &#8211; 100 a.C.) &#232; stato un letterato e poeta greco antico, noto soprattutto per la redazione della pi&#249; antica lista delle sette meraviglie del mondo a noi pervenuta.

Antipatro, nato a Sidone nella I met&#224; del II secolo a.C. (intorno al 170 a.C.), giunse a Roma e fu vicino a Lutazio Catulo (avvocato e, successivamente, console) ed entr&#242; a far parte di circoli letterali che anticipavano le scelte dei neoteroi.

Ebbe, dunque, un rilievo piuttosto cospicuo a Roma, se lo stesso Cicerone lo cita come epigrammista brillante, grande improvvisatore [1], ma troppo portato all'imitazione dei modelli.
Dal momento che l'alcanna fenicia &#232; una pianta sempreverde, forse &#232; associata ad Antipatro perch&#232; la sua memoria e la sua fama dureranno per sempre.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>62</unique_id><created_at>2018-03-13T09:58:39Z</created_at><updated_at>2018-03-13T11:15:50Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/33/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:4.1/</passage></passages><descriptions><description><content># acanto

 Narra la  mitologia greca che Acanto fosse una ninfa desiderata dal divino Apollo, ma che non ne ricambiava l&#8217;amore. Un giorno Apollo decise di rapirla, ma essa reag&#236; tentando la fuga, quando il Dio del Sole la raggiunse la povera Acanto tent&#242; di divincolarsi graffiando il volto del bellissimo Apollo, questi decise quindi di punirla e di trasformarla in una pianta &#8220;amata dal sole&#8221;. fu una Ninfa che accolse Apollo e fu dal Dio mutata nel fiore omonimo.

La bellezza dell&#8217;acanto &#232; riconosciuta anche negli antichi testi classici,  il grande Virgilio, ad esempio, gi&#224; nel 50 a.C. immaginava la bellissima Elena di Troia  con un abito, il peplo (tipico abito greco), di colore bianco con gli orli adornati da foglie di faggio e di acanto.


Mentre il celebre scrittore romano Gaio Plinio Secondo, conosciuto come Plinio il Vecchio, nel 50 d.C. nei suoi trattati di botanica,  suggeriva di adornare i giardini romani con  le  eleganti piante d&#8217;acanto.

Nel linguaggio dei fiori e delle piante rappresenta il prestigio ed il benessere materiale, perch&#233; in passato veniva utilizzata per adornare le vesti dei personaggi pi&#249; illustri. Ma &#232; anche considerata il simbolo della verginit&#224;, poich&#233; &#232; una pianta spontanea che nasce e cresce in terre non coltivate.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>63</unique_id><created_at>2018-03-13T12:01:45Z</created_at><updated_at>2018-03-13T12:04:58Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/35/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.4/</passage></passages><descriptions><description><content># Probl&#232;me de ponctuation

 J&#8217;ai un probl&#232;me de traduction au cinqui&#232;me vers. Ma traduction ne fonctionne pas si l&#8217;on accepte la ponctuation du texte.
&#954;&#945;&#8054; &#963;&#973;, &#966;&#943;&#955;&#951; &#926;&#945;&#957;&#952;&#974;, &#956;&#949; :
il faudrait traduire, comme le fait Paton : "et toi, cher Xantho, moi". Il n&#8217;y a pas de verbe, &#966;&#943;&#955;&#951; est l&#8217;adjectif (cher). Je pr&#233;f&#232;re penser que le &#966;&#943;&#955;&#951; est le verbe et que la virgule est mal plac&#233;e
&#954;&#945;&#8054; &#963;&#973;, &#966;&#943;&#955;&#951; &#926;&#945;&#957;&#952;&#974; &#956;&#949; :
Je ne crois pas que ce &#956;&#949; puisse d&#233;pendre d&#8217;un autre verbe.</content><language>fra</language></description></descriptions><unique_id>6</unique_id><created_at>2017-09-27T15:06:11Z</created_at><updated_at>2017-09-27T15:06:42Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/36/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.4/</passage></passages><descriptions><description><content># Varianti

 Nel manoscritto (riga 16, immagine 1) &#232; riportato &#960;&#965;&#954;&#964;&#8053;&#957;, un sostantivo che significa &#8220;tavolette, codice&#8221;. Perseus riporta invece &#960;&#951;&#954;&#964;&#8053;&#957;, un aggettivo che significa &#8220;solido, ben fatto&#8221;, dal verbo &#960;&#8053;&#947;&#957;&#965;&#956;&#953;, che ha anche il significato di &#8220;rendere solido&#8221;.</content><language>ita</language></description><description><content># Varianti

 Immagine 2 : Nel manoscritto (riga 17) &#232; riportato inizialmente &#966;&#8055;&#955;&#951;. L&#8217;amanuense si &#232; poi corretto scrivendo sopra l&#8217;&#951; il dittongo &#949;&#953; per formare &#966;&#8055;&#955;&#949;&#953;. Perseus riporta &#171;&#966;&#8055;&#955;&#951; &#926;&#945;&#957;&#952;&#8061;&#187; tra due virgole (non presenti nel manoscritto), come se &#966;&#8055;&#955;&#951; fosse un vocativo; la frase risulta per&#242; mancante di verbo. &#200; attestato in Teocrito (29.20) l&#8217;utilizzo di &#966;&#8055;&#955;&#951; come imperativo. </content><language>ita</language></description><description><content># Varianti

 Immagine 3 : Nel manoscritto (riga 17) &#232; riportato &#954;&#959;&#953;&#964;&#8055;&#962;, che &#232; il diminutivo di &#954;&#959;&#8055;&#964;&#951; (&#8220;letto&#8221;), lemma riportato invece in Perseus.</content><language>grc</language></description></descriptions><unique_id>74</unique_id><created_at>2019-01-09T16:47:15Z</created_at><updated_at>2019-01-09T17:01:21Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/37/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.5/</passage></passages><descriptions><description><content># Anomalie

 Immagine 1 : L&#8217;ultima parola del v.2, &#8220;&#925;&#8049;&#960;&#8131;&#8221;, &#8220;A Nape&#8221;, (dativo singolare femminile da &#8220;&#925;&#8049;&#960;&#951;, &#951;&#962;&#8221;), compare, nel manoscritto (v.20, pag. 88), come &#925;&#8049;&#960;&#957;&#8131;, nonostante questa lezione non venga riportata in Perseus, n&#233; sia presente sui dizionari GI e Rocci.
Immagine 2 : La sesta parola del v.3 dell&#8217;epigramma, (v.21, pag.88 del manoscritto), viene riportata su Perseus come &#8220;&#949;&#7984;&#962;&#8221;, nonostante nel manoscritto sia chiaramente &#8220;&#964;&#8134;&#962;&#8221;.
Immagine 3 : I vv.2-6 (vv.21-24, pag 88 del manoscritto) sono riportati due volte nel testo del manoscritto: nella prima copiatura appaiono scritti frettolosamente e in modo poco chiaro, spesso con errori grafici; mentre la seconda trascrizione, pi&#249; curata, &#232; segnalata da 4 &#8220;antisigma&#8221; nel margine sinistro di ogni verso.</content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>75</unique_id><created_at>2019-01-09T17:14:07Z</created_at><updated_at>2019-01-09T17:19:52Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/38/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.5/</passage></passages><descriptions><description><content># Doublement 

 Les deux derniers distiques de l&#8217;&#233;pigramme sont doubl&#233;s.</content><language>fra</language></description></descriptions><unique_id>360</unique_id><created_at>2020-11-18T01:33:36Z</created_at><updated_at>2020-11-18T01:34:28Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/39/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.2/</passage></passages><descriptions><description><content># Position dans le manuscrit

 2 dans le Codex Palatinus 23, p. 88

Cette &#233;pigramme se trouve &#224; la page 88 du manuscrit palatin, au d&#233;but de la partie d&#233;di&#233;e aux &#233;pigrammes d&#8217;amour</content><language>fra</language></description></descriptions><unique_id>4</unique_id><created_at>2017-09-15T11:14:30Z</created_at><updated_at>2017-09-15T11:14:50Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/40/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.2/</passage></passages><descriptions><description><content># &#171;Cruelle&#187; en 5.2

 Litt&#233;ralement: la barbare, dans un sens tout &#224; fait exceptionnel du mot &#946;&#940;&#961;&#946;&#945;&#961;&#959;&#962;.
-P. Waltz</content><language>fra</language></description></descriptions><unique_id>301</unique_id><created_at>2020-07-27T23:37:56Z</created_at><updated_at>2020-07-27T23:38:55Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/41/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.2/</passage></passages><descriptions><description><content># &#201;lien et 5.2

 &#201;lien (Hist. Var., XII, 63) a recueilli une anecdote qui rappelle le th&#232;me de cette &#233;pigramme.
-P. Waltz</content><language>fra</language></description></descriptions><unique_id>302</unique_id><created_at>2020-07-27T23:39:16Z</created_at><updated_at>2020-07-27T23:39:39Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/42/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.7/</passage></passages><descriptions><description><content># Lampes divines

 "Lampe, si tu es un dieu" : la superstition selon laquelle les lampes &#233;taient des divinit&#233;s &#233;tait courante.</content><language>fra</language></description></descriptions><unique_id>8</unique_id><created_at>2017-09-29T14:09:56Z</created_at><updated_at>2017-09-29T14:10:04Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/43/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.7/</passage></passages><descriptions><description><content># Traduction

 Je d&#233;cide de traduire &#963;&#8050; &#947;&#8048;&#961; &#960;&#945;&#961;&#949;&#959;&#8166;&#963;&#945; &#964;&#961;&#8054;&#962; &#8036;&#956;&#959;&#963;&#949;&#957; &#7977;&#961;&#940;&#954;&#955;&#949;&#953;&#945; avec "devant toi". L&#8217;accusatif &#963;&#8050; peut d&#233;pendre du verbe &#959;&#956;&#957;&#965;&#956;&#953; ou du verbe &#960;&#945;&#961;&#949;&#953;&#956;&#953; (passer &#224; c&#244;t&#233; de + accusatif). La seconde possibilit&#233; me semble la plus probable - justement si l&#8217;on pense &#224; la lampe comme &#224; une divinit&#233;. La lampe est un t&#233;moin - comme c&#8217;est le cas dans plusieurs &#233;pigrammes.</content><language>fra</language></description></descriptions><unique_id>9</unique_id><created_at>2017-09-29T14:10:30Z</created_at><updated_at>2017-09-29T14:10:37Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/44/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.11/</passage></passages><descriptions><description><content># Aphrodite en 5.11

 Telle &#233;tait l'attribution d'Aphrodite Euploia (cf. &#233;p. 17). C'&#233;tait surtout &#224; Cnide que cette d&#233;esse &#233;tait l'objet d'un culte; mais elle avait aussi un temple au Pir&#233;e, &#233;lev&#233; par Conon au bord de la mer (cf. Pausanias, I, i, 3).
(Waltz)</content><language>fra</language></description></descriptions><unique_id>274</unique_id><created_at>2020-07-20T21:22:03Z</created_at><updated_at>2020-07-20T21:23:17Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/45/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.12/</passage></passages><descriptions><description><content># Vin en 6.12

 Les anciens, pour boire leur vin, l'additionnaient g&#233;n&#233;ralement d'une notable quantit&#233; d'eau: g&#233;n&#233;ralement, on mettait trois parties d'eau pour une de vin; quelquefois, beaucoup plus; ainsi celui que Maron avait donn&#233; &#224; Ulysse (Od., IX, 209), qui s'en servit pour enivrer Polyph&#232;me, se buvait &#224; raison de vingt mesures d'eau pour une de vin. C'&#233;tait seulement quand on avait l'intention expresse de s'enivrer qu'on buvait le vin pur (le vin noir, par opposition au vin rouge, qui &#233;tait le vin dilu&#233; dans l'eau).
-P. Waltz</content><language>fra</language></description></descriptions><unique_id>275</unique_id><created_at>2020-07-20T21:37:27Z</created_at><updated_at>2020-07-20T21:40:01Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/46/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.13/</passage></passages><descriptions><description><content># Nom de Charito en 5.13

 Nom d&#233;riv&#233; de &#967;&#940;&#961;&#953;&#962;, gr&#226;ce. Sans aller jusqu'&#224; produire un jeu de mots comme ceux de &#932;&#961;&#965;&#966;&#941;&#961;&#945; (V, 154), de &#928;&#945;&#961;&#956;&#949;&#957;&#943;&#962; (V, 247), de &#934;&#953;&#955;&#959;&#965;&#956;&#941;&#957;&#951; (V, 40) et de &#934;&#943;&#955;&#951; (V, 70), il constitue &#233;videmment, dans la pens&#233;e du po&#232;te, un nom pr&#233;destin&#233;.
-P. Waltz </content><language>fra</language></description></descriptions><unique_id>276</unique_id><created_at>2020-07-20T22:17:17Z</created_at><updated_at>2020-07-20T22:18:41Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/47/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.13/</passage></passages><descriptions><description><content># Th&#232;me du compliment &#224; une belle vieille

 Nous rencontrons ici, pour la premi&#232;re fois, le d&#233;veloppement de ce th&#232;me si fr&#233;quent &#224; toutes les &#233;poques: les compliments &#224; une belle vieille sont un lieu commun cher &#224; toutes les litt&#233;ratures. Mais, pour les Grecs, une id&#233;e superstitieuse s'attachait &#224; ce ph&#233;nom&#232;ne d'une beaut&#233; conserv&#233;e jusqu'&#224; un &#226;ge anormal, parce qu'ils y voyaient l'effet d'une faveur exceptionnelle des dieux. Pour nous en tenir au livre V de l'Anthologie, nous y retrouverons des madrigaux analogues sous la plume de Rufin (V, 48), de Paul le Silentiaire (V, 258), d'Agathias (V, 282), etc. Toutes ces pi&#232;ces sont manifestement inspir&#233;es de celle-ci; mais Philod&#232;me est le seul qui ait os&#233; pr&#233;ciser l'&#226;ge de son h&#233;ro&#239;ne. 
-P. Waltz</content><language>fra</language></description></descriptions><unique_id>277</unique_id><created_at>2020-07-20T22:19:20Z</created_at><updated_at>2020-07-20T22:22:18Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/48/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.14/</passage></passages><descriptions><description><content># Inspiration de 5.14

 Cette pi&#232;ce para&#238;t inspir&#233;e de V, 78 (attribu&#233;e &#224; Platon), quoique la ressemblance entre l'une et l'autre soit plut&#244;t dans la forme que dans l'id&#233;e exprim&#233;e.
-P. Waltz</content><language>fra</language></description></descriptions><unique_id>278</unique_id><created_at>2020-07-20T22:35:36Z</created_at><updated_at>2020-07-20T22:36:19Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/49/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.15/</passage></passages><descriptions><description><content># Allusion

 Sculpteurs classiques
Un &#958;&#972;&#945;&#957;&#959;&#957; est une effigie de bois</content><language>grc</language></description></descriptions><unique_id>150</unique_id><created_at>2020-05-09T21:07:05Z</created_at><updated_at>2020-05-09T21:08:42Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/50/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.16/</passage></passages><descriptions><description><content># Segugi d'argento

 L&#8217;immagine dei segugi potrebbe riferirsi ad antiche monete romane in argento (Denario C. postumius, risalente al 74 a.C. circa). Sul dritto delle monete &#232; raffigurato il volto di Diana, dea della caccia, con arco e faretra sulle spalle: cos&#236; infatti veniva rappresentata nell&#8217;iconografia tradizionale, con il capo ornato da un quarto di luna e accompagnata da un levriero o da un cervo. Sul retro delle monete &#232; raffigurato invece un cane da caccia in corsa, in basso una lancia e alla base la scritta in rilievo "C. POSTUMI / TA". Come i segugi sono in grado di seguire le tracce e ritrovare una preda, cos&#236; le monete sono un mezzo efficace per riportare la donna al suo amante.                                                                      Secondo un&#8217;altra interpretazione, i segugi d&#8217;argento potrebbero essere un richiamo al mito di Atteone. Egli sub&#236; una terribile punizione da parte della dea Artemide, indignata con lui perch&#233; l&#8217;aveva vista nuda mentre faceva il bagno nella fonte Parteia: la dea sguinzagli&#242; i suoi levrieri, che lo trovarono e lo sbranarono. A differenza del mito, l&#8217;autore dell&#8217;epigramma sottolinea di voler solamente catturare la donna senza che i cani la uccidano, come accadde ad Atteone ("&#918;&#969;&#947;&#961;&#8053;&#963;&#959;&#956;&#949;&#957; &#945;&#8016;&#964;&#8053;&#957;&#8221;= la cattureremo viva).  </content><language>ita</language></description></descriptions><unique_id>26</unique_id><created_at>2018-02-22T14:41:21Z</created_at><updated_at>2018-03-15T13:29:18Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/51/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.16/</passage></passages><descriptions><description><content># Chiens argent&#233;s de Cypris en 5.16

 Entendez: des pi&#232;ces d'argent (avec lesquelles il se croit s&#251;r de la ramener). 
-P. Waltz</content><language>fra</language></description></descriptions><unique_id>291</unique_id><created_at>2020-07-27T19:02:20Z</created_at><updated_at>2020-07-27T19:03:18Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result><result><url>https://anthologiagraeca.org/api/comments_xml/52/</url><passages><passage>https://anthologiagraeca.org/api/passages_xml/urn:cts:greekLit:tlg7000.tlg001.ag:5.16/</passage></passages><descriptions><description><content># Oc&#233;an en 5.16

 Au sens hom&#233;rique du nom (masse liquide qui &#233;tait cens&#233;e entourer la terre). Il prend les astres &#224; t&#233;moin, parce qu'elle se cache de lui.
-P. Waltz</content><language>fra</language></description></descriptions><unique_id>292</unique_id><created_at>2020-07-27T19:03:37Z</created_at><updated_at>2020-07-27T19:04:14Z</updated_at><comment_type>user_note</comment_type></result></results></root>